Associazione Italiana di EpidemiologiaIl progetto “CheAriaTira?” è stato invitato a partecipare al quarantunesimo convegno dell’AIE, organizzato dall’Associazione Italiana di Epidemiologia, tenutosi a Mantova a fine Ottobre 2017 e intitolato “Epidemiologia oggi: evidenze, comunicazione e partecipazione”.

Il Comitato Mamme No Inceneritore è intervenuto e ha presentato il progetto “Che Aria Tira?” nella sessione plenaria “Ricerca partecipata in ambiente e salute”, per raccontare come e perché è nato il progetto “Che Aria Tira?”, un’esperienza dal basso di “citizen science”, letteralmente “scienza dei cittadini”.

Sulla “citizen science” vi è già molta letteratura scientifica specialistica; il nostro progetto da questo punto di vista è senz’altro un esperimento concreto, di cui nel nostro intervento abbiamo descritto le caratteristiche e le idee che ne stanno scaturendo, dal punto di vista dei cittadini. Ad esempio, lavorare al progetto ci ha portato a considerare due nodi importanti, il rapporto tra cittadini, tecnici, scienziati e istituzioni e la qualità e modalità dell’informazione scientifica.

Intervento Che Aria Tira? al Convegno dell'Associazione Italiana di Epidemiologia

Difficile sintetizzare le riflessioni ed esperienze emerse nella nostra sessione; sicuramente, rispetto ai nodi sopra evidenziati, si è percepita chiaramente la necessità di un cambiamento, di un’evoluzione. Inoltre, nelle sessioni successive, sono state illustrate indagini epidemiologiche che hanno messo in luce situazioni drammatiche di inquinamento ambientale, con danni severi alla popolazione coinvolta, spesso ignara di vivere in una situazione di rischio per la propria salute. L’epidemiologia è fondamentale e la riflessione sul rapporto con la società e i cittadini è particolarmente importante. Noi come comitato abbiamo portato la nostra esperienza.

Abbiamo prima di tutto descritto il territorio in cui viviamo, la piana fiorentina, una conca ricca di infrastrutture e scarsa dispersione degli inquinanti. Siamo nate all’inizio del 2015 per opporci alla costruzione di un nuovo inceneritore a Firenze; siamo andate ad aprire la scatola dei documenti ufficiali, li abbiamo studiati; abbiamo coinvolto, in questo percorso di informazione e consapevolezza, moltissime persone.

Ci siamo chieste: ma è proprio necessario questo impianto? Ci sono rischi per la salute? Abbiamo trovato delle risposte piuttosto chiare, rispettivamene NO e SI’, e, con una certa credibilità, abbiamo cercato un dialogo, con le amministrazioni, con gli enti di controllo e con la stampa, di cui siamo riuscite a spezzare il silenzio. Per quanto riguarda la prima domanda, proponiamo una gestione alternativa all’incenerimento, moderna, di buon senso, sostenibile. Questo per noi è un punto centrale, ma nell’occasione del convegno abbiamo posto l’accento su un altro tema importante, quello della salute. Anche su questo ci siamo documentate, possiamo affermare con una certa consapevolezza che:

– l’impianto è effettivamente inquinante;
– ci sono grossi problemi nell’uso della modellistica teorica, che è stata utilizzata in alcune parti della valutazione di impatto ambientale, oltre che venire utilizzata per il monitoraggio della qualità dell’aria nella nostra zona;
– ci sono problemi nella valutazione del rischio per la salute umana: ad esempio nella valutazione di impatto ambientale i tecnici forniscono delle certezze ai decisori politici ma il documento invece rivela, a una lettura critica, diversi punti deboli;
– viviamo in un area fortemente inquinata.

Ci siamo dunque chieste: quali sono le dimensioni del fenomeno, quali sono le conseguenze, come possiamo porre questo problema con urgenza? Abbiamo aperto un dialogo con l’ente di controllo, ARPAT. Le risposte che l’ente è in grado di fornire, in questo momento, sulla situazione nella nostra area, hanno dei limiti intriseci, dovuti appunto all’uso della modellistica teorica e all’assenza di misure sul campo. Riflettendo sul problema, abbiamo pensato che fosse importante costruire un progetto di monitoraggio della qualità dell’aria che coinvolgesse le persone in modo attivo, diretto e, anche, che potesse integrare i dati di ARPAT, come già accade per la centralina privata di rilevamento www.pm2.5firenze.it.

Da queste riflessioni è nato il progetto “Che Aria Tira?”: una rete diffusa di centraline per il monitoraggio della qualità dell’aria, dove per diffusa intendiamo una rete di tante centraline, autocostruite a partire da sensori a basso costo, ospitate nelle case.

La rete è autofinanziata, abbiamo aperto un crowdfunding che ha raccolto quasi €16000, da maggio a settembre del 2016. Questo ci ha permesso di coinvolgere tante persone, che hanno creduto e partecipato al progetto, e ci ha permesso di essere indipendenti. Fanno parte del progetto anche una piattaforma informatica per raccogliere i dati, creata da noi, e l’elaborazione dell’informazione a più livelli, dai dati grezzi alla loro interpretazione.

Un’altra caratteristica fondamentale per noi è la totale riproducibilità del progetto.

Il progetto Che Aria Tira? riassunto in un disegno

Per realizzare tutto questo abbiamo il supporto costante di diversi partners. Alcune associazioni e persone singole, radicati nel territorio, che hanno messo a disposizione del progetto competenze e strumenti: Fab Lab Firenze, una esperienza di laboratorio condiviso e l’associazione Ninux, che realizza una rete autogestita alternativa a internet, oltre a Marco Taiuti e Enrico Bisenzi, appassionati di informatica applicata al sociale.

Per noi inoltre era fondamentale che questo progetto coniugasse la partecipazione alla solidità scientifica, perché fosse un progetto credibile e affidabile. Abbiamo quindi aperto un contratto con la Società per l’Epidemiologia e la Prevenzione “Giulio A. Maccacaro” Impresa Sociale srl, che abbiamo scelto sia per l’affidabilità dal punto di vista scientifico e sia perché sapevamo di poter contare su tecnici e scienziati disposti a mettere in gioco il proprio ruolo.

Tra gli obiettivi del nostro progetto ci sono sicuramente:

– porre il problema dell’inquinamento e comprendere quanto è inquinata l’aria che respiriamo;
– coinvolgere le persone e produrre un aumento della consapevolezza;
– l’accessibilità dei dati sull’inquinamento e dell’informazione su questi dati;
– arrivare a proporre un’informazione scientifica con certe caratteristiche che riteniamo importanti.

Ridefinizione dei ruoli durante lo sviluppo del progettoPer la definizione di quest’ultimo obbiettivo, nella nostra esperienza, l’interazione tra cittadini e tecnici/scienziati è fondamentale. Nel lavoro di realizzazione del nostro progetto si sta assistendo a una ridefinizione dei rispettivi ruoli.

I cittadini hanno voluto avere un ruolo attivo, hanno progettato e realizzato materialmente il progetto, sempre confrontandosi con i tecnici ma evitando la tentazione del pacchetto pronto. Questo ha maturato nelle persone coinvolte consapevolezza e conoscenza. Ci si è resi conto, ad esempio, che la complessità non è riducibile oltre un certo limite, che ci sono dei punti critici, delle incertezze, in quello che si sta realizzando.

Abbiamo anche acquisito consapevolezza rispetto a molte chiavi di lettura, dai conflitti di interesse al rapporto tra scienza e decisori politici. Tutti questi elementi, acquisiti grazie alla nostra esperienza di “scienza dei cittadini”, ci indicano alcune delle caratteristiche che vogliamo dare alla “nostra” informazione scientifica e che vogliamo trovare nell’informazione che ci viene proposta. Oltre alla caratteristica primaria dell’accessibilità.

Plenaria su Ricerca e Partecipazione al Convegno dell'Associazione Italiana di Epidemiologia