Quali strumenti per la misura di PM2.5 e di PM10 ?

articolo di Daniele Grechi, Chimico Ambientale

La misura della concentrazione atmosferica degli inquinati atmosferici, se
effettuata ai sensi della normativa europea, deve essere condotta con l’uso di
strumentazione e di metodiche definite dalla normativa stessa, al fine di garantire
la confrontabilità dei dati rilevati da soggetti diversi e in contesti ambientali
diversi, in modo da ottenere uniformità nella valutazione della qualità dell’aria
rispetto ai valori di riferimento, anch’essi stabiliti dalle norme.
Nel caso del materiale particolato (polveri), la norma stabilisce che il metodo di
riferimento sia quello “manuale” ovvero si deve impiegare una pompa di
aspirazione che faccia passare il flusso di aria atmosferica attraverso un filtro per
24 ore consecutive. La quantità di polvere che si raccoglie sul filtro viene
determinata per differenza fra la massa del filtro “pulito” e quella del filtro
“sporco”. Le masse dei filtri vengono determinate attraverso la pesata su bilancia
gravimetrica (una bilancia tradizionale con adeguata sensibilità), previo
condizionamento a temperatura e umidità controllate. La concentrazione di
polvere è data dal rapporto fra la quantità di polvere e il volume di aria aspirato.
Per determinare le polveri con dimensione granulometrica inferiore a 10 micron
(PM10) o a 2.5 micron (PM2.5), in testa alla linea di aspirazione viene posto un
apposito selettore che elimina (con approssimazione) le particelle più grandi di
10 o di 2.5 micron.
La norma fissa i diversi parametri in gioco quali portata di aspirazione e durata di
campionamento, dimensioni dei filtri, caratteristiche di macro e di microscala del
sito di rilevamento, etc…

Il metodo di riferimento richiede, come è evidente, grande impiego di personale
specializzato e, per tale motivo, gli Enti preposti (es. le ARPA) utilizzano, ormai
universalmente, strumentazione automatica “certificata equivalente” al metodo di
riferimento ovvero apparecchi che siano stati testati da soggetti incaricati di
verificare le loro prestazioni e che forniscono, a parità di condizioni, valori
analitici uguali a quelli forniti dal metodo di riferimento.

Questi strumenti replicano automaticamente le operazioni che dovrebbero
essere svolte manualmente. Sostituiscono il filtro campionato con uno pulito ogni
24 ore, tipicamente alle ore 24, e misurano la quantità di polvere raccolta su
ciascun filtro mediante una pesata. La bilancia utilizzata non è quella classica
gravimetrica bensì quella detta “a raggi beta”. Si tratta di un sistema che è reso
facilmente automatizzato e che sfrutta il principio di assorbimento di elettroni da
parte della materia. In pratica, un fascio di elettroni (raggi beta) che attraversa
prima un filtro pulito e poi il medesimo filtro con la polvere raccolta nell’arco di 24
ore, subisce un’attenuazione (rilevata tramite un contatore Geiger) proporzionale
alla massa. La differenza fra le due letture è proporzionale alla quantità di polvere raccolta sul filtro.

Rispetto al metodo manuale, hanno anche il vantaggio
di mettere a disposizione il dato analitico del giorno precedente entro poche ore
dalla conclusione del ciclo e non a distanza di almeno 48-72 ore come avviene,
inevitabilmente, con il metodo manuale.
Il costo degli apparecchi a raggi beta è nell’ordine delle decine di migliaia di euro
e, peraltro, richiedono una costosa logistica di posizionamento (cabina
climatizzata, sistema di acquisizione, archiviazione e trasmissione dati), nonché
importanti costi di manutenzione preventiva e correttiva.

Tuttavia, rilevare PM10 e PM2.5 a scopi diversi dalla verifica dello stato della
qualità dell’aria come obbligo che nasce dall’appartenenza alla UE, è possibile e
viene effettuato in molti altri casi con l’uso di strumentazione e metodologia molto
meno costosa e talvolta, anche più efficiente ed esauriente (ad esempio negli
ambienti di lavoro e per studi indoor).
Le attuali tecnologie hanno messo a disposizione dispositivi elettronici
miniaturizzati e poco costosi in grado di comportarsi come sensori di vari
inquinanti. Nel caso delle polveri, si tratta di dispositivi che usano il principio della
diffusione (scattering) di radiazione laser da parte delle particelle di polvere
sospese in un flusso continuo di aria.
E’ chiaro che questo principio ottico (diffusione della luce) ha ben poco a che
vedere con quello del metodo di riferimento o degli strumenti equivalenti
(determinazione di massa) e questo è il motivo tecnico per il quale non è facile
ottenere la certificazione di equivalenza di questi sistemi lowcost. Infatti,
diversamente dagli altri inquinanti ben caratterizzati sotto il profilo chimico
(molecola definita come, ad esempio, SO2 per anidride solforosa, o CO per
ossido di carbonio), misurare le polveri vuol dire “leggere” un mix estremamente
complesso di sostanze molto varie per caratteristiche chimiche (acide, basiche,
organiche, inorganiche) e per caratteristiche fisiche (cristalline, amorfe, solide,
liquide, dimensione e conformazione delle particelle, colore, etc…).
Caratteristiche che, peraltro, possono variare anche sensibilmente in siti diversi e
in periodi stagionali diversi.
Nonostante questa complessità, gli strumenti scattering laser possono ben
svolgere il loro compito nella maggior parte dei casi ,una volta verificate le loro
prestazioni rispetto a strumenti campione e con un minimo di controllo periodico.
Tutto ciò premesso, in linea generale si osserva che la differenza fra le misure
ARPA e quelle con strumenti laser tende a diventare significativa in circostanze
particolari ovvero quando le concentrazioni di PM10 o PM2.5 (istantanee o come
medie di breve periodo) risultano molto elevate (tipicamente oltre 100-150
microg/m3). Si tratta di condizioni ambientali che si verificano in ambiti
penalizzati sotto il profilo meteorologico e orografico (es nebbie invernali in
pianure fortemente antropizzate). In queste circostanze, anche in presenza di
strumenti ben tarati, si osserva una sovrastima dei laser rispetto ai gravimetrici,
sovrastima che risulta dal confronto con le medie di 24 ore, visto che il metodo ARPA determina solo quelle.
Fra i principali motivi della discrepanza se ne possono citare due.
In primo luogo, il materiale particolato “invernale” è caratterizzato dalla presenza
di importanti quantità di sostanze organiche, originate principalmente dalla
incompleta combustione in impianti termici. Le sostanze organiche (es fuliggine)
hanno un peso specifico relativamente basso e, a parità di numero di particelle,
hanno una massa ridotta (pesano meno!) rispetto a quelle di natura inorganica
prevalenti in periodo estivo, mentre la misura laser è indipendente dal peso
specifico.
In secondo luogo, il materiale particolato “invernale” contiene una certa quantità
di sostanze volatili quali acqua come umidità ma anche sali quali nitrato e solfato
di ammonio (che si formano in atmosfera). Il sistema di misura ARPA si basa
sull’accumulo della polvere su un filtro tenuto sotto flusso per 24 ore. Durante
questo tempo, stante anche la temperatura all’interno dello strumento
generalmente superiore a 20°C e quindi certamente più alta di quella esterna, la
maggior parte del materiale volatile viene perso e quindi non contribuisce alla
massa determinata a fine periodo. Diversamente, gli strumenti laser leggono la
concentrazione nel flusso continuo dell’aria atmosferica e quindi “vedono” anche
la frazione volatile. E’ chiaro che nel calcolo della media di 24 ore rientra anche il
contributo della quota di materiale volatile non presente sul filtro utilizzato nella
pesata gravimetrica o con bilancia a raggi beta. Questo fenomeno si
verificherebbe anche se si misurasse il PM raccolto su filtri letti con cadenza
oraria anziché giornaliera: la media calcolata come media dei 24 valori orari
risulterebbe superiore al valore determinato su un unico filtro di 24 ore perché la
perdita di frazione volatile sarebbe molto contenuta.
Infine, in taluni casi specifici, è sempre possibile che la differenza fra i dati di uno
strumento laser e di una centralina ARPA, una volta escluse cause cogenti
(ubicazione, quadro emissivo locale, possibili schermature, etc…), dipendano da
non ottimale taratura. Si tenga conto che la misura laser tende a divenire
esponenziale al crescere della concentrazione. Di conseguenza, occorre
adottare fattori di calibrazione che, per ricondurre a valori corretti di
concentrazione, divengono molto elevati all’aumentare del livello ambientale di
PM. Determinare questi fattori con precisione è operazione non agevole e non è
escluso che debba essere ripetuta periodicamente. A parziale attenuazione
dell’eventuale errore, si consideri che il problema della sovrastima si verifica,
usualmente, solo per valori istantanei molto elevati che si registrano solo in siti e
periodi particolari.
A conclusione di questa breve nota, si tenga conto che gli strumenti laser auto
costruiti nell’ambito dell’iniziativa”Che aria tira?” hanno un costo due ordini di
grandezza inferiore a quelli certificati e un ordine di grandezza inferiore a quelli
laser dotati di dispositivi accessori che aumentano la l’accuratezza della misura
(ad esempio effettuando automaticamente una periodica verifica di zero).

– a cura di Daniele Grechi, Chimico Ambientale –

Quali sono le caratteristiche tecniche del misuratore low-cost di Che Aria Tira?

Criteri per l’allineamento dei misuratori PM2.5-PM10 low-cost del progetto “Che Aria Tira?” ai misuratori di riferimento Qbit LCT-14.

Caratteristiche tecniche del misuratore low-cost “Che Aria Tira?”.

Nota bene: per la corretta visualizzazione delle immagini di riferimento si consiglia la lettura del documento in pdf Allineamento_misuratori_PM_CheAriaTira

  • Controller: Raspberry PI 3B

  • Inquinanti monitorati: PM2.5 e PM10

  • Sensore utilizzato per il monitoraggio della qualità dell’aria: DS011

  • Tecnologia: Laser a rifrazione (Scattering)

  • Risoluzione: 0,3 μg/m3

  • Tempo di misura / Periodo di Campionamento: 1 sec

Risoluzione e accuratezza dei misuratori campione Qbit LCT-14

I misuratori campione Qbit LCT-14 sono basati anch’essi su tecnologia scattering laser; si veda la documentazione tecnica della ditta produttrice http://www.qbit-optronics.com/it/index.php/documenti/ della quale si riporta una tabella riassuntiva e le note relative.

Grandezza

Valore

Unità

Note

PM signal resolution

1/4096

(1)

PM signal accuracy

<1

%

Su tutto il range dei tempi di misura (2)

Maximum PM range

10000

μg/m3

Settabile in Fabbrica (3)

Temperature resolution

0,01

°C

Temperature accuracy

0,3

°C

(4)

Pressure resolution

0,01

kPa

Pressure accuracy

0,5

kPa

Rel. Humidity resolution

0,04

%

Rel. Humidity accuracy

± 2

%

Per valori di umidità fra 20% e 80%

(1) Come indicato all’inizio di questa scheda tecnica, i dati di risoluzione ed accuratezza della misura del PM sono relativi al segnale ottico prodotto dal campione di particolato. Le analoghe specifiche sul valore in massa di particolato derivano da un processo di taratura che è sensibile al tipo di campione testato (polveri carboniose, come quelle tipicamente invernali dovute ai sistemi di riscaldamento, determinano un coefficiente di conversione più alto delle polveri siliciche più tipiche delle misure estive). L’accuratezza del dato in massa, in uno specifico sito ed in uno specifico periodo temporale, deve dunque essere valutata per confronto su un intervallo di alcune ore con un sistema di misura gravimetrico (metodo primario).

(2) L’accuratezza della misura è tanto maggiore quanto maggiore è l’intervallo temporale di misura. Per misure di durata superiore ai 10 secondi l’accuratezza può arrivare a livelli migliori di 1 parte su 10^3 .

(3) Il range standard settato in fabbrica corrisponde ad una concentrazione di 1500 μg/m3 a fondo scala. Il che produce, per quanto indicato al punto (2), una sensibilità di misura migliore di 2 μg/m3 per misure su intervalli di 10 secondi o superiori.

(4) La misura di temperatura è effettuata alla presa d’aria dello strumento. Essa è dunque indicativa della temperatura di misura in cella ottica. Può risultare diversa di qualche grado dalla “temperatura ambiente esterno” per effetto del calore dissipato dallo strumento stesso.

Modalità operative.

Si utilizzano due strumenti di riferimento:

– un misuratore di particolato PM10 Qbit LCT-14 come riferimento per il particolato PM 10

– un misuratore di particolato PM2.5 Qbit LCT-14 come riferimento per il particolato PM2.5

La procedura di allineamento delle centraline low-cost è un procedimento iterativo al termine del quale lo strumento low-cost rileva, con un certo grado di approssimazione, gli stessi valori dello strumento di riferimento. Per il progetto Che Aria Tira?” sono stati considerati accettabili scarti entro max ±10%.

Per effettuare il procedimento di allineamento (sia per il particolato PM2.5 che per il particolato PM10) è necessario avere a disposizione una serie significativa di valori medi orari in un ampio spettro di valori. Per il progetto Che Aria Tira?” è stata allestita una stanza apposita dove sono posizionati gli strumenti di riferimento e le centraline low-cost in allineamento. In questa stanza vengono generate concentrazioni di particolato per PM2.5 compresi tra 0 e 300 µg/m3 e valori di concentrazione per PM10 tra 0 e 500 µg/m3 mediante attività di natura fumogena e di dispersione di polvere derivanti da attività umane. Per la procedura di allineamento si prendono in considerazione i valori medi orari osservati in 8-10 gg (180-240 valori medi orari) e si confrontano con i rispettivi valori rilevati dagli strumenti campione, si calcolano i fattori di correzione e si applicano mediante software alle misure dello strumento low-cost in test. Nei successivi 8-10 giorni si confrontano i valori delle serie temporali e se questi non coincidono con l’approssimazione richiesta si applicano nuovi fattori di correzione, tenendo conto delle correzioni precedentemente effettuate e instaurando così un processo iterativo convergente.

Per calcolare i fattori di correzione, le serie di valori della centralina in osservazione e quella assunta come riferimento si dispongono in un grafico di dispersione X-Y (Y valori del misuratore campione e X valori del misuratore da allineare ) e si calcola la retta di regressione lineare che meglio approssima la disposizione dei valori sul piano XY, ovvero si calcolano i valori a e b della retta di equazione:

Y= aX+b

dove “a” rappresenta la pendenza e “b” l’intercetta.

In dettaglio, la procedura concreta è la seguente:

  1. Si mettono su un foglio excel le due serie temporali di valori orari simultanei.

  2. Si costruisce il grafico a dispersione dove in ascissa (x) ci saranno i dati dello strumento test e in ordinata (y) i dati dello strumento di riferimento.

  3. Con le opzioni “linea di tendenza”, “regressione lineare”, “visualizza equazione sul grafico”, “visualizza R^2 sul grafico” , si ottiene l’equazione del tipo Y = a*X+b e il relativo R^2

dove i coefficienti visualizzati “a” e “b” sono i valori da utilizzare per correggere i dati forniti dallo strumento in osservazione per allinearli con quelli forniti dallo strumento di riferimento. Mentre R^2 (coefficiente di determinazione) è, in pratica, una misura della bontà dell’accordo fra le serie di valori. Per quanto di nostro interesse, si verifica che sia rispettata la seguente condizione:

R^2 ≥0,95

Per tali valori di R^2 si può affermare che il modello lineare descrive bene i dati sperimentali. Per quanto verificato, la correlazione lineare delle serie di valori dei misuratori low-cost “Che Aria Tira?” con le serie di valori dei misuratori di riferimento Qbit LCT-14, presenta sempre un coefficiente di determinazione R^2 elevato (prossimo a 1). Di conseguenza, il modello lineare Y=aX+b è quindi valido (v. fig.1).

Fig. 1: Grafico a dispersione tra le serie di valori delle concentrazioni di particolato PM10 della Qbit e della centralina da allineare Test01 nel periodo 13 gen 2019 – 20 gen 2019

Immagine 6

L’allineamento dei valori medi orari delle low-cost “Che Aria Tira?” con quelli delle Qbit LCT-14 è agevolmente osservabile graficamente sul server db.cheariatira.it, andando a verificare le varie finestre temporali di dati disponibili (v. figg. 2 e 3).

Fig. 2: Visualizzazione grafica su 24 h dei valori medi orari di concentrazione di PM2.5 della centralina di riferimento Qbit PM2.5 e della centralina da allineare Test 311

Immagine 4

Fig. 3: Visualizzazione grafica su 5gg dei valori medi orari di concentrazione di PM2.5 della centralina di riferimento Qbit PM2.5 e della centralina da allineare Test 311

Immagine 5

Al fine di rendere agevole l’allineamento della centralina low-cost e mantenere traccia della correzione avvenuta sui dati grezzi rilevati dal sensore, è stata implementata una procedura software che calcola i fattori di regressione lineare rispetto ad uno strumento campione e che è resa accessibile attraverso una interfaccia grafica visualizzabile con un qualsiasi browser (Mozilla, Chrome etc). Per accedere alla procedura è sufficiente conoscere l’indirizzo IP della centralina in osservazione. Il software, inoltre, consente l’applicazione dei coefficienti di correzione calcolati e ne tiene traccia per una verifica nel tempo. I dati sono contenuti nel supporto di memoria della centralina e quindi sempre accessibili e verificabili; costituiscono una sorta di “certificato di calibrazione/allineamento”. Ci preme notare che i valori di correzione sono applicati in origine , prima di essere inviati in rete al DataBase, garantendo così una uniformità ed affidabilità del valore rilevato. Nella memoria della centralina è mantenuto un DataBase dei dati rilevati e questi sono cronologicamente accessibili, in modo riservato, e quindi confrontabili, eventualmente, con quelli registrati sui DataBase remoti ad accesso pubblico.

La pagina principale (Calibration Panel) , rappresentata di seguito (fig. 4), consente la selezione del tipo di particolato da analizzare, lo strumento di riferimento e il numero di giorni da considerare.

Fig. 4: screenshot del pannello di calibrazione

Immagine1

L’algoritmo esegue il calcolo dei coefficienti di regressione lineare e i grafici rappresentano:

  • la nuvola dei valori X e Y

  • La retta di regressione lineare risultante

  • la distribuzione nel tempo dei valori medi orari per la centralina in esame (rosso) e lo strumento campione (verde)

  • la distribuzione dei valori nel range considerato.

E’ possibile escludere eventuali punti non rappresentativi semplicemente interagendo con il mouse, quindi eseguire una operazione di “Ricalcola” . Se i risultati ottenuti soddisfano le condizioni imposte di distribuzione dei campioni, di coefficiente di determinazione e di numero di campioni acquisiti è possibile eseguire la registrazione dei coefficienti di correzione che diventano immediatamente attivi. La registrazione dei valori mediante il pulsante “Register Calibration Values”, è protetta da password (nota ai tecnici di CheAriaTira) ; i valori operativi possono essere letti nella pagina di configurazione (fig. 5) ma non possono essere modificati.

Immagine2

Fig. 5: screenshot della pagina di configurazione.

Lo storico delle registrazioni eseguite è visualizzabile nella pagina apposita “Calibration History” (fig. 6):

Fig. 6: screenshot della pagina della storia della configurazione.

Immagine3

Nella pagina sono riportati:

  1. La data e lo strumento di riferimento

  2. Il tipo di particolato (PM10/PM2.5)

  3. Il valore di pendenza risultante dal calcolo della retta di regressione

  4. Il valore di intercetta risultante dal calcolo della retta di regressione

  5. Il valore di R^2

  6. Il valore di pendenza realmente applicato in base al processo di iterazione

  7. Il valore di intercetta realmente applicato in base al processo di iterazione

  8. Numero dei giorni considerati

  9. Numero dei campioni considerati (in genere n° giorni *24)

  10. Distribuzione dei valori tra 0 e 200 μg/m3 a step di 50 μg/m3

Il procedimento di calcolo può essere utilizzato anche per verificare il comportamento della centralina rispetto ad altre limitrofe, semplicemente inserendo il nome tecnico della centralina di riferimento (SiglaProvincia, Comune-Zona). Ovviamente i valori risultanti non possono essere utilizzati per eseguire una calibrazione ma solamente per verificare se esiste correlazione o meno, eventualmente spostata nel tempo, con le centraline disposte nel territorio a poca distanza.

Glossario

Scattering

Nel linguaggio scientifico, lo sparpagliamento di fasci di radiazioni o di particelle dovuto all’interazione con la materia; diffusione. In fisica delle particelle: processo di scattering, interazione tra due particelle che provoca una deviazione delle loro direzioni di moto.

PM

Particolato atmosferico ovvero sininimo di polveri sottili di diverso diametro ad esempio PM10 diametro di 10 milionesimi di metro e similmente PM2.5 2,5 milionesimo di metro e PM1 un milionesimo di metro (quelle più fini sono più pericolose in quanto più pervasive per l’organismo umano.

Controller

Dispositivo per computer dedicato alla gestione di una o più periferiche

Risoluzione

Accuratezza di una misura.

Periodo di Campionamento

Lasso di tempo dopo il quale viene effettuata la misura

Accuratezza

L’accuratezza si riferisce a quanto siamo vicini al valore reale con una data misura.

Taratura

Confronto di misure con uno strumento di riferimento, definito campione.

Serie temporali

Lista di date, in cui ogni data è associata a un valore (numero). Le serie temporali sono una rappresentazione strutturata di dati.

Fattore di correzione

Fattore numerico che si applica ad un risultato di misurazione per compensare un errore sistematico noto.

Indirizzo IP

Identificativo di Rete Internet

Algoritmo

Schema o procedimento sistematico di calcolo.

Range

Sinonimo di gamma (di valori).

Database

Un grande insieme strutturato di dati.

Password

Parola chiave segreta per accedere ad un sistema informatico

Quali criteri di posizionamento sono stati adottati?

Uno degli obbiettivi della nostra rete di centraline è valutare l’esposizione della popolazione dell’area metropolitana fiorentina all’inquinamento atmosferico.

Le centraline sono poste, generalmente, ad una quota sul livello stradale non superiore al 1° piano, per rispettare la norma che prevede di campionare l’aria a 1,5-4,0 m, in modo da monitorare l’aria che si respira.

Tutte le nostre centraline, prima di essere posizionate, sono tarate rispetto a uno strumento di riferimento, il sensore Qbit.

Tra le nostre centraline ve ne sono 6 i cui dati verranno costantemente validati dalla Società per l’Epidemiologia e la Prevenzione Giulio A. Maccacaro, Impresa Sociale srl.

L’operazione di validazione consiste nell’esame dei dati da parte di un soggetto esperto, ovvero in grado di riconoscere eventuali anomalie dovute a malfunzionamenti degli strumenti. In tal caso, i dati ritenuti errati vengono eliminati. La validazione verrà effettuata, di norma, una volta alla settimana.

Le polveri fini perchè

Le nostre centraline misurano la concentrazione di polveri fini nell’aria che respiriamo, ossia la concentrazione di polveri del diametro inferiore a 10 micron e la concentrazione di polveri del diametro inferiore a 2.5 micron. Indichiamo queste polveri con le sigle PM10 e PM2.5 rispettivamente. PM è l’acronimo per il termine inglese “Particulate matter”.

Osserviamo che le PM2.5 sono una frazione delle PM10, quindi la concentrazione di PM2.5 rilevata dovrà essere sempre inferiore a quella di PM10, altrimenti significa che lo strumento non sta rilevando correttamente. Anche la composizione delle polveri è importante, inalare le polveri significa inalare i composti chimici di cui sono costituite. Più le polveri sono fini e più è alta la loro capacità di penetrare nel nostro organismo. La composizione chimica delle polveri dipende dalle diverse sorgenti inquinanti, e può essere misurata con sensori dotati di filtri che raccolgono le polveri, successivamente analizzate in laboratorio. Si tratta di indagini molto costose sia per la modalità di campionamento della polvere, peraltro da effettuare per molti giorni all’anno, sia per i costi di laboratorio.

Ci siamo concentrati sul rilevamento della concentrazione delle PM2.5 e PM10 perché

  1. sono estremamente dannose, su questo le evidenze scientifiche sono ormai incontrovertibili
  2. sono un inquinante aspecifico, ossia sono prodotte da diverse fonti e danno una misura dell’inquinamento atmosferico globale
  3. per le polveri fini sono disponibili sensori a basso costo di una certa affidabilità.

Cosa prevede la normativa italiana e internazionale?

– PM 2.5 –

Per le PM2.5 l’OMS (organizzazione mondiale della sanità) prevede, come valori soglia:

  • MEDIA ANNUALE 10 μm/m3. Quindi, superare, come media annuale, questa concentrazione, è dannoso per la salute umana .
  • MEDIA GIORNALIERA 25 μm/m3, Quindi, superare, come media giornaliera (24 ore), questa concentrazione, è dannoso per la salute umana.

La normativa italiana invece, prevede, come valori soglia:

  • MEDIA ANNUALE 25mu/m3 ossia, superare, come media annuale, questa concentrazione, è dannoso per la salute umana.
  • MEDIA GIORNALIERA: Per la media GIORNALIERA invece non ci sono valori di riferimento.

– PM 10 –

Per le PM10 l’OMS (organizzazione mondiale della sanità) prevede, come valori soglia:

  • MEDIA ANNUALE 20μm/m3 . Quindi, superare, come media annuale, questa concentrazione, è dannoso per la salute umana.
  • MEDIA GIORNALIERA 50 μm/m3. Quindi, superare, come media giornaliera (24 ore), questa concentrazione, è dannoso per la salute umana.

La normativa italiana, invece, prevede come valori soglia:

  • MEDIA ANNUALE 40 μm/m3. Quindi, superare, come media annuale, questa concentrazione, è dannoso per la salute umana.
  • MEDIA GIORNALIERA 50 μm/m3. Quindi, superare, come media giornaliera (24 ore), questa concentrazione, è dannoso per la salute umana. La media giornaliera non va superarsi per più di 35 volte per anno civile.

 

Con valori di PM sotto le soglie di legge, la nostra salute è garantita?

Assolutamente no. Sia le medie dell’OMS (Organizzazione mondale della sanità), sia le medie italiane, ancora più elevate, non garantiscono la nostra salute. L’organizzazione mondiale della sanità, sulla base delle evidenze scientifiche, sta rivedendo i valori soglia, per abbassarli ulteriormente. E’ evidente che la normativa europea e, di conseguenza, quella italiana si troveranno ad avere valori limite ben superiori a quelli indicati dall’OMS, con incremento delle differenze già oggi notevoli.

Il rispetto della normativa italiana quindi non rappresenta assolutamente una garanzia per la nostra salute. Vedere per esempio articolo del Corriere della Sera “L’inquinamento dell’aria uccide (anche a dosi ammesse per legge)

Nelle nostre legende, la gradazione di colori indica concentrazioni crescenti, e rappresenta l’aumento del rischio per la salute umana. Il rischio riguarda patologie precise, prime tra tutte tumori e malattie cardiovascolari.